Il 28 luglio 1985 veniva ucciso da un commando mafioso Giuseppe “Beppe” Montana, il commissario della Catturandi della Squadra mobile di Palermo. Gli hanno sparato sul lungomare di Porticello, dove c’è una stele commemorativa a lui dedicata.
“A Palermo – diceva il commissario – siamo poco più d’una decina a costituire un reale pericolo per la mafia. E i loro killer ci conoscono tutti. Siamo bersagli facili, purtroppo. E se i mafiosi decidono di ammazzarci possono farlo senza difficoltà”.
Dunque Montana, come si legge in una nota della Polizia di Stat che lo ricorda, “sapeva di essere un bersaglio, ma non si è mai tirato indietro per amore della giustizia, continuando ad arrestare latitanti della mafia”.
Era un giovane funzionario dello Stato, ucciso appena trentaquattrenne dal cancro mafioso che si impegnava a tentare di estirpare. Un uomo che, grazie al suo lavoro e al suo coraggio, era riuscito ad infliggere duri colpi alla mafia palermitana, mettendola in ginocchio.
Per questo gli è stata conferita la Medaglia d’Oro al Valore civile alla memoria con questa motivazione: “Sprezzante dei pericoli cui si esponeva nell’operare contro la feroce organizzazione mafiosa, svolgeva in prima persona e con spirito d’iniziativa non comune, un intenso e complesso lavoro investigativo che portava all’identificazione e all’arresto di numerosi fuorilegge.
Sorpreso in un agguato, veniva mortalmente colpito da due assassini, decedendo all’istante.
Testimonianza di attaccamento al dovere spinto fino all’estremo sacrificio della vita. Palermo, 28 luglio 1985”. A lui, trentanove anni dopo il suo barbaro omicidio, il nostro grazie e il nostro ricordo.









