Giuseppe Di Matteo era appena quattordicenne quando, dopo più di due anni di prigionia, l’11 gennaio 1996 venne strangolato e sciolto nell’acido per colpire suo padre, ex affiliato di Cosa Nostra divenuto collaboratore di giustizia.
Oggi lo abbiamo ricordato, partecipando, a San Giuseppe Jato, ad una delle iniziative organizzate a trent’anni dal suo omicidio.
Giuseppe è una vittima innocente della violenza mafiosa e la memoria, che deve restare sempre viva, della sua terribile fine è un richiamo, per tutti alla responsabilità e alla lotta contro il cancro mafioso, senza compromessi né passi indietro. Ricordare significa rafforzare ogni giorno l’impegno per la legalità e per la giustizia.
Quando vi dicono che la mafia ha un “codice d’onore” perché risparmia donne e bambini, raccontate la storia di Giuseppe Di Matteo per spiegare che la mafia fa schifo.












