Abbiamo depositato, nei due rami del Parlamento, una proposta di legge che introduce il reato di apologia della criminalità organizzata o mafiosa, punito con la pena della reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da 1000 a 10.000 euro.
La norma, di cui sono prima firmataria insieme al collega senatore Raul Russo, prevede tra l’altro aggravanti se il fatto è commesso a mezzo stampa o attraverso strumenti telematici o informatici. Sono convinta del fatto che si tratti di un intervento necessario per porre un argine alla diffusione senza controllo sui social network di contenuti che favoriscono pratiche e messaggi di adesione alla mafia e che talvolta si traducono nella vita reale in condotte criminali violente da parte anche di giovanissimi. Il rischio emulativo c’è purtroppo. E riguarda anche la diffusione di prodotti televisivi e cinematografici che mostrano i mafiosi con un’accezione positiva. Questo non è tollerabile.
La nostra proposta di legge mira dunque a contrastare la normalizzazione e l’enfatizzazione delle associazioni criminali di stampo mafioso. Pur non essendo particolarmente favorevoli ai cosiddetti reati di opinione siamo convinti che non si possa più rinviare un’iniziativa legislativa del genere, non possiamo permettere che le giovani generazioni, che non hanno vissuto l’epoca più sanguinosa delle stragi, crescano senza capire che la mafia non può mai, in alcun, caso avere alcuna accezione positiva.
La proposta, che certa sinistra sta tendando di strumentalizzare (come del resto fa con ogni iniziativa di Fratelli d’Italia e del Governo), andrà avanti. L’obiettivo è censurare e punire chiunque inneggi alla mafia e alla criminalità organizzata. Per troppo tempo certi cattivi maestri hanno fatto male alla società civile ed è per questo che deve intervenire la politica, con la forza della legalità.
In questo articolo, qui sul mio sito, trovate una rassegna stampa sulla PDL: Una legge che punisce chi inneggia alla mafia – Carolina Varchi








