Sono passati trentatre anni da quando, l’8 gennaio 1993, la mafia ha ucciso Beppe Alfano, coraggioso giornalista di Barcellona Pozzo di Gotto. Aveva appena quarantasette anni.
Alfano, che in gioventù aveva militato nel MSI, ha pagato con la vita le sue inchieste sulla mafia siciliana e sugli intrecci tra politica e massoneria. E ci ha lasciato un potente esempio di fede nella giustizia e di libertà.
Qualche anno fa sono intervenuta in Aula alla Camera per ricordarlo (qui di seguito trovate il link video: Carolina Varchi: Voglio ricordare Beppe Alfano giornalista ucciso dalla mafia 26 anni fa – YouTube). Allora come oggi rivendico l’importanza e la necessità di coltivare il ricordo di grandi siciliani come lui, fondamentale per forgiare donne e uomini liberi.
Come ha scritto sui social il Presidente del Consiglio Meloni, “oggi ricordiamo il giornalista Beppe Alfano, il suo coraggio e la sua forte dedizione nella continua ricerca della verità. A noi il compito di rendere memoria ad un uomo che non ha piegato la testa e di proseguire nell’azione di lotta contro ogni forma di mafia e corruzione”.








